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L'Abbazia

Cronologia / Arte

Il chiostro minore
Costruito nel 1512 su progetto dell’architetto Pietro Cleri, detto Isabello, misura 11 metri per 17 ed è delimitato da 18 colonne corinzie in marmo rosa di Zandobbio raccordate da archi a tutto sesto e cornici in laterizio. Nel centro vi trovava posto “una fonte in candido marmo di Carrara di eccellente e squisita fattura” che ora si torva nel cortile interno di una villa secentesca in Città Alta.

Il chiostro maggiore
Costruito verso il 1536, sempre su progetto dell’Isabello, misura 24 metri per 30. Le colonne in marmo bianco di Zandobbio sono 32 e sono sormontate da capitelli corinzi diversamente lavorati, gli archi sono a sesto abbassato e vi sono 4 mascheroni raccogli acqua. Al centro il meraviglioso pozzo, sempre in marmo di Zandobbio. Il chiostro maggiore è stato restaurato in tempi recenti dal Patronato San Vincenzo.

Il refettorio
Ricostruito verso il 1570 ha una stupenda volta affrescata nel 1624 dal veronese G.Battista Lorenzetti: la sfarzosità narrativa con cui l’artista illustra la storia di Ester esplica chiaramente l’obiettivo della committenza, celebrando i riti della vita di corte più che il profondo significato religioso della storia biblica.
I dipinti laterali sono invece opera di Ottavio di Val di Sole. Nella saletta antistante si trova uno splendido lavello in marmo.

La Sala del Capitolo
Originariamente impreziosita con scene evangeliche di grande suggestione, come il dipinto di Enea Salmeggia (detto il Talpino) raffigurante Cristo e l’adultera, ora all’Accademia Carrara di Bergamo venne irrimediabilmente danneggiata dall’incuria e dalle devastazioni seguite alla forzata soppressione in epoca napoleonica, e destinata successivamente a cappella per le funzioni religiose. Nel 1946 è stata affrescata dal pittore Ferdinando Monzio Compagnoni.

L’interrato
Se straordinaria è la parte superiore del monastero non meno degna di nota è quella interrata dove si snodano una serie di gallerie, la maggior parte quasi totalmente interrate, con muri in pietra e volte a botte in mattoni. Nei tempi vennero adibite a cantina, magazzini e rifugio.

La chiesa
Definita da molti come il più bel esempio di barocco della bergamasca, la chiesa venne edificata sulle fondamenta di un’antica chiesa romanica consacrata nel 1198 dal vescovo di Bergamo, Lanfranco. I lavori di edificazione della nuova chiesa presero il via, su progetto dell’architetto luganese Domenico Messi, nel 1684 e proseguirono velocemente tant’è che già nel 1690 la chiesa venne consacrata.
La facciata, in marmo bianco di Trescore e Zandobbio, è divisa in tre ordini, la cui altezza diminuisce progressivamente salendo verso l’altro, ed è scandita in tre settori da doppie lesene lievemente sfalsate tra loro. Nell’ordine inferiore si apre un unico ampio portale timpanato affiancato da colonne con capitelli decorati con cherubini e altri motivi. Nella parte centrale dei due ordini superiori si trovano invece una finestra e lo stemma del monastero: la spada di San Paolo. Nelle quattro nicchie trovano posto le statue dei santi Pietro, Paolo, Benedetto e Scolastica. Sul fianco di sinistra della chiesa è visibile la parte inferiore di un campanile in arenaria fatto costruire nel 1675 a ridosso del presbiterio. Il campanile attuale invece venne edificato tra il 1737 e il 1739 dall’architetto Candido Micheli di Albegno. A nord della chiesa si trova un giardinetto dove è collocata la testa monumentale della statua di San Paolo, originariamente collocata in cima al campanile da dove è crollata nel 1823 a causa di un fulmine.

L’interno della parrocchiale è costituito da un’unica ampia navata a forma di ottagono irregolare ed è sormontata da una grande volta a botte con arconi inclinati di raccordo alle estremità. Gli affreschi della volta, dedicati ai Santi Paolo e Benedetto, furono eseguiti dall'artista comasco Giulio Quaglio che vi lavorò tra il 1712 e il 1713 descrivendo la storia dell’ordine benedettino, degli apostoli e di San Paolo, alla cui conversione è dedicata la chiesa. Nella parte terminale si trova un presbiterio di larghezza limitata tramite cui si accede a un’abside lievemente trilobata. Su ciascuno dei fianchi della navata si aprono tre cappelle a pianta rettangolare sovrastate da cupole ellittiche illuminate da piccole lanterne. Nelle pareti angolari della navata è possibile vedere delle porte in legno intagliato che danno accesso alle sacrestie, al Battistero e ad altri piccoli ambienti. Nel Battistero è conservato il fonte battesimale con la sua copertura lignea (1705) con spigoli intarsiati a testine d’angelo e bassorilievi. Al di sopra della bussola d’ingresso si trova la tela più grande della chiesa: San Paolo che spiega nell’Areopago di Atene chi è il Dio sconosciuto. L’opera venne commissionata nel 1685 al pittore, originario del Lago d’Iseo, Pompeo Ghitti.